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Le cose stanno così

popoliamo un velo di crosta terrestre

devastandolo con guerre e disastri

bastando pochi secondi di grado

dall’equilibrio, tra un’esile redenzione

e un set di scelte distruzioni totali

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Strada per la casa della fontana

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Solo dolci tornanti ombrosi

distaccano dal mondo e immettono

dove tu solo sei tu solo sai il senso

di chi è entrato nella destinazione di se stesso

Dimenticare

dimenticarvi tutti

lentissima e inesorabile nostalgia

non è scattato per noi il cuore

né amati né odiati

non è scattata la scintilla

informi e in fondo buoni ma insieme vani

nessun miracolo avviene

con scarsa pietà

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Strada che porta a Stabie nel giorno di Pasqua

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Rassicurante non avere niente da ridire

il fatto che ci siano sedie pronte per dialogare

il nulla intimo a cui tornare è rincuorante

è rassicurante il vuoto arcaico dei cortili.

E il corniolo in fondo al paese è troppo timido

per mettere fuori prematuramente umide foglie.

È tranquillizzante sapere che si può vivere con poco

e non dover alla fine scoprire di aver speso

tutta la vita entro regole altrui

non comprese ma supinamente seguite.

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Sentiero della caduta

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Siamo soggetti a cadere a volte con le braccia a terra

e la bocca e le parole rotolano

come brocche vuote

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Apparteniamo a bande rivali

e a gruppi che si lasciano

e si riprendono

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Siamo umani, vulnerabili e umani

siamo altrove, non apparteniamo

non applaudiamo, non ascoltiamo

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Rimane di noi una scia

anche solo di lumaca

nel cuore degli altri?

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Val Canali

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Verranno tempi migliori

il tempo rovescia le cose

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Le soddisfazioni hanno girato le spalle

Il dolore ha fatto la sua comparsa in scena

bevendo sfrontatamente il nostro caffé

e non si scolla dalla sedia, sfidandoci

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Presta attenzione

a riconoscere intorno i segni della leggerezza

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la pazienza di campane quando tacciono

la nuvola bianca e impalpabile dei narcisi

la cinciallegra che ha nidificato sotto trave

la corazza variopinta del coleottero che atterra

il chiudere le palpebre per un dolce sorriso

il lungo sospiro che si lascia alle spalle il mondo

il salto nel vuoto delle cascate a primavera

le rondini sopra Granada.

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Verso il passo Finestra

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oggi che ogni ricordare è un lusso

rimane in mente la comunanza e non il lavoro

solo la polvere d’oro setacciata e non il torrente

delle sofferenze ho vergogna e non voglio parlartene

se ci furono le ho dimenticate

ci rimane solo il fuoco dello stare insieme

il riposo atteso quando ci sentimmo

rinfrancati gli uni dagli altri.

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Sentiero ai Piani Eterni

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Felice chi sta nel mezzo di amici

forti e di spessore interiore.

Bisognerà prima o poi ritrovare

la postura mentale da cui lanciarsi.

Impervia e lontana si lascia andare

la mente perfetta e senza confini

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Il sentiero delle api

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Dovunque tu sia, figlio, se ritorni la sera dominato

e dispersa falce lunare dentro la nebbia del cielo

nella città odiata che non solleva la testa dai secoli

ascolta il mio consiglio e apprendi

come danza la saggezza sulle spalle del Tempo

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Tieniti saldo al sorriso forte, afferrati all’idea alata

al fiocco d’aria della speranza all’altruismo

all’abbondanza del buonumore che fa dialogare

vai lungo il sentiero delle api tra le erbe e il latte

tra lo scempio il giallo e l’orma dei prati.

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Vai umile e senza macchia nel ronzio del miele

tra il lieve grammo degli uccelli e i grilli infaticabili

tra pesci sinceri e lucciole addormentate nella pece

dell’accortezza, e cura e cammina per la valle giovane

forte sole alto con un maestoso stendardo di pace.

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Ti salverà la noncuranza la corta memoria che ripara

l’errore e l’assenza di rancore il dialogo e la pazienza

Ti salverà l’aver evocato l’umano l’appello alla gioia

l’aver intravisto la ragione eroe armato di passione

che abbassa il furore tonante che canta smisurato

il buonumore.

I Pieni Eterni - Parco nazionale Dolomiti bellunesi

I Pieni Eterni – Parco nazionale Dolomiti bellunesi

 

 

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Epoche

 

Fra 10.000 anni l’oggi non avrà senso.

 

Le automobili sull’autostrada – insensate –

frenano e vanno frenano e vanno
in continue maree di fanali.

 

Domani al primo sole con gioia

le ragnatele mostreranno tra le rose

l’esplosione dei diademi di rugiada.

 

Le foglie umide nottetempo prima di cadere

nel silenzio sono sole e hanno un che
di umano e sovra temporale.

 

Fra 10.000 anni qualcuno userà

della tenerezza nei nostri confronti

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Soli nella notte

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E’ notte. Hanno dimenticato

di caricare la pendola

Sola nel buio

la carica è agli ultimi tocchi

Hanno dimenticato la luce

accesa sotto il portico

La catena del pozzo riposa

Di assidue cure

hanno bisogno le cose

Aspettiamo

La pendola talvolta

rallenta talvolta

accelera come pensando

a qualcuno È Natale

È inspiegabile È giusto che

la luce accesa

festeggi

 

Alle cascate della Soffia

 

Se perdi la libertà non puoi risplendere.

La morale si piega e si deforma come fichi secchi.

Mai vorrei perdermi nelle strade che vomitano gente

che sono a loro volta vomitate nella Pianura Padana.

Si è fatto tardi – ho sprecato il mio tempo.

 

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